Una città rurale della prefettura di Nagano, un detective davanti a delitti sempre più brutali e una verità che sembra contaminare la normalità dall’interno. Phoenix Game Productions ha svelato la pagina Steam di Wasabi, avventura horror thriller psicologica in prima persona ambientata ad Azumino, dove l’indagine criminale assume progressivamente i contorni di un incubo legato a un culto e a presenze sovrannaturali.
Il gioco arriverà su PC tramite Steam e metterà i giocatori nei panni del detective Ryuhei Kuroshima, chiamato a ricostruire una serie di omicidi attraverso sopralluoghi, prove materiali e interrogatori ad alta tensione. Per lo studio di Osaka, già autore dell’action in prima persona Tokyo Underground Killer, si tratta di un cambio di registro netto ma coerente con una linea creativa fondata su atmosfere estreme, identità visiva marcata e idee fuori asse rispetto ai generi più codificati.
Una scena del crimine da leggere oltre le prove
In Wasabi, ogni indagine comincia dal luogo del delitto. Nei panni di Kuroshima si esaminano stanze macchiate di sangue, oggetti personali, armi e dettagli legati alla condizione delle vittime, cercando di ricostruire cosa sia accaduto prima dell’arrivo della polizia. La raccolta degli indizi, però, non sarà sufficiente: contraddizioni evidenti solo a uno sguardo attento, particolari facili da ignorare e segreti fuori dalla portata dei normali metodi investigativi porteranno l’indagine verso una dimensione sempre più perturbante.
Il titolo introduce infatti il misterioso potere chiamato “Wasabi”, una facoltà che permette di scoprire ciò che resta nascosto sotto la superficie. Non viene presentato come un semplice espediente soprannaturale, ma come uno strumento capace di incrinare il realismo poliziesco del racconto, spingendo il detective oltre i limiti dell’osservazione ordinaria. L’indagine diventa così un percorso in cui logica, intuizione e fenomeni inspiegabili si contaminano, mentre il legame con un culto fa emergere una verità sempre più difficile da separare dalla paura.
Interrogatori costruiti su espressioni, silenzi e pressione psicologica
La seconda anima di Wasabi è legata agli interrogatori. Le prove raccolte durante l’esplorazione potranno essere usate per mettere in difficoltà i sospettati, smontare testimonianze e portare alla luce incongruenze. Il gioco non chiederà però soltanto di ascoltare le risposte: espressioni del volto, gesti, esitazioni e cambiamenti nel comportamento saranno elementi fondamentali per capire quando una persona sta nascondendo qualcosa o sta per cedere.
La pressione dovrà essere gestita con cautela. Spingere un sospettato troppo oltre può diventare pericoloso, rendendo necessario leggere il suo stato psicologico prima di affondare il colpo. Anche in questa fase il potere “Wasabi” potrà intervenire per estrarre segreti sepolti nella mente degli interrogati, aggiungendo al confronto una componente più inquietante e meno prevedibile. La verità, quindi, non emergerà soltanto da un documento o da una prova fisica, ma dal modo in cui il giocatore saprà interpretare parole, pause e reazioni.
Sul piano tecnico, Wasabi sfrutta Unreal Engine 5 per dare forma a una cittadina giapponese sospesa tra realismo e minaccia. Strade, edifici e interni domestici sono pensati per evocare una quotidianità riconoscibile, progressivamente erosa da anomalie e presenze che si insinuano nelle pieghe dell’indagine. Phoenix Game Productions, fondata a Osaka nel marzo 2019, lavora con un piccolo team interno guidato dal rappresentante e director Daniel Hedjazi, sviluppatore tedesco con esperienze precedenti presso CyberConnect2 e PlatinumGames. Dopo la violenza neon di Tokyo Underground Killer, lo studio sposta ora l’attenzione su un orrore investigativo più lento e psicologico, dove ogni volto può diventare una pista e ogni stanza può nascondere una frattura nel reale.






