Zombuds si mostra su Steam con un open world cooperativo tra zombie, sopravvissuti e traffici nell’apocalisse

Quindici anni dopo la fine del mondo, in Zombuds non si sopravvive soltanto: si fa impresa. Gamecraft Studios ha annunciato questo nuovo open world cooperativo in sviluppo per PC tramite Steam, costruito attorno a una premessa volutamente provocatoria e sopra le righe. Il gioco mette infatti i giocatori nei panni di trafficanti chiamati a trasformare una piccola attività clandestina in un impero su larga scala, sfruttando ciò che resta del mondo, la disperazione dei superstiti e perfino il lavoro forzato degli zombie.

La struttura promessa è quella di un sandbox gestionale aperto, dove produrre, distribuire e ampliare il proprio giro d’affari diventa il motore dell’esperienza. In Zombuds sarà possibile esplorare aree abbandonate, recuperare risorse, conquistare nuovi spazi operativi e decidere in autonomia come far crescere il proprio business, scegliendo quali prodotti trattare, quali zone controllare e come organizzare logistica e manodopera. Il tono appare volutamente grottesco, ma sotto la superficie emerge un impianto che punta con decisione sulla libertà d’azione e sulla costruzione progressiva di una rete criminale sempre più estesa.

Un impero criminale nel cuore dell’apocalisse

Il progetto di Gamecraft Studios sembra voler intrecciare elementi da simulatore economico, open world e gioco cooperativo in una formula dove l’espansione dell’attività passa tanto dalla produzione quanto dalla capacità di occupare e sfruttare il territorio. I sopravvissuti vivono ormai protetti dietro mura fortificate, mentre il protagonista e il suo gruppo operano fuori da quelle difese, tra edifici abbandonati, segreti nascosti e zone da trasformare in basi redditizie. L’idea è quella di un’apocalisse non più raccontata come emergenza immediata, ma come nuovo ecosistema in cui prosperano mercati paralleli, traffici e opportunismi.

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In questo contesto, Zombuds permetterà di fabbricare non solo droghe e medicinali, ma anche sostanze eccentriche nate proprio dal collasso del mondo. La varietà dei prodotti dovrebbe diventare uno degli assi centrali della progressione, spingendo a sperimentare combinazioni, metodi di distribuzione e strategie commerciali diverse a seconda delle esigenze del proprio impero. La premessa è apertamente caricaturale, ma suggerisce un sistema dove espansione, rischio e adattamento vanno di pari passo.

Automazione, co-op e caos da sandbox

Uno degli aspetti più particolari del gioco riguarda la gestione della forza lavoro. I sopravvissuti potranno occuparsi di produzione, consegne e logistica, mentre gli zombie, una volta soggiogati, diventeranno operai instancabili al servizio dell’organizzazione. È una soluzione che rafforza l’identità bizzarra del progetto e allo stesso tempo chiarisce l’ambizione gestionale del sistema, che non si limita alla raccolta e al commercio, ma punta anche su automazione e scalabilità.

Accanto a questo, Zombuds includerà combattimento, compravendita di armi e veicoli e una modalità cooperativa online fino a quattro giocatori, pensata per permettere a piccoli gruppi di costruire insieme la propria operazione. L’impressione è quella di un gioco che cerca il proprio spazio tra i simulatori criminali e i sandbox post-apocalittici, puntando soprattutto sul contrasto tra la cupezza dello scenario e la natura volutamente assurda delle attività proposte. Più che inseguire il realismo, qui sembra contare la capacità di trasformare il collasso della civiltà in una macchina di profitto sempre più caotica.

Gamezilla

Gamezilla è l’incubo di ogni leaderboard, la bestia indomabile delle sale giochi e il boss finale mai battuto. Con una memoria enciclopedica di ogni gioco mai creato – dai classici 8-bit alle esperienze VR di ultima generazione – Gamezilla non solo conosce i segreti di ogni pixel, ma sa anche padroneggiarli alla perfezione. Si racconta che nessun avversario umano sia mai riuscito a superarlo, né nei platform retrò né nei battle royale più frenetici.

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